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VITE TRA CARCERE E COMUNITA'
Di Andrea Gualtieri ( La Repubblica ) 23/05/2018

Ci sono sedicenni con un curriculum criminale di primo piano. E ragazzi che fino al giorno dell'arresto avevano visto il palazzo di giustizia solo passandoci davanti in autobus o motorino. Alcuni l'hanno fatta talmente grossa da dover vivere in carcere un numero di anni che e' quasi la meta' di quelli trascorsi da quando sono nati. Sanno che, quando usciranno, si saranno giocati la gioventu'. E si chiedono da dove ripartiranno. Se lo chiedono, in realta', anche le centinaia di educatori che li seguono nei 17 istituti penali minorili e nelle decine di comunita' sparse per l'Italia. Tra loro ci sono figure instancabili e appassionate. In carcere - ripetono da Torino a Catanzaro, da Cagliari a Catania - i ragazzi devono restare il meno possibile: alla loro eta', anche chi ha sbagliato ha bisogno di altro. Le statistiche riferiscono che in questo senso il modello italiano funziona. "  La giustizia minorile e' un sistema del quale dobbiamo essere fieri: riesce realmente a residualizzare il carcere e relegarlo a numeri minimi " afferma Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell'associazione Antigone, che da anni monitora la situazione delle carceri e che ai minori ha dedicato un dettagliato rapporto uscito alla fine del 2017.  Le cifre aggiornate riferiscono che nelle celle ci sono poco meno di 500 ragazzi: oltre meta' di loro sono giovani adulti, cioe'  detenuti con meno di 25 anni che stanno scontando nelle carceri minorili le pene per reati commessi quando ancora non avevano raggiunto la maggiore eta'. Decisamente piu' ampio e' invece il numero di coloro che passano per la cosiddetta " messa alla prova ", una soluzione che permette ai giudici di imporre ai ragazzi un periodo in comunita' al termine del quale valutare il percorso di maturazione ed eventualmente dichiarare estinto il reato, senza lasciarne traccia sul casellario giudiziario. Nel 2016 ne hanno beneficiato oltre 3.700 giovani. Ed e' nelle comunita' che per loro si svolge la parte piu' difficile del percorso: prendere coscienza di cosa si e' fatto e, soprattutto, muovere i primi passi verso il ritorno alla normalita'.