portatori Sani di problemi

Noi siamo una comunita' educativa e questo vuol dire che ospitiamo ragazzi e ragazze da educare. Questo non significa che siano dei maleducati, ma che la vita non e' stata educata con loro.
Questi delinquenti, come spesso sono chiamati, hanno passato la loro infanzia nelle difficolta'.
Ognuno le proprie.
Difficolta' che possiamo definire maltrattamento o situazioni di vita in cui sono stati trattati male.
Da chi?
A volte a casa, altre volte dalle contingenze della vita o ancora dal caso e qualche volta dalla sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Fino a qualche anno fa erano bambini indifesi, sofferenti, iperattivi. Ora sono adolescenti e hanno superato da un po' quell'immagine dolce, per cui e' facilissimo vederli come delinquenti.
I nostri ragazzi vanno a scuola e fanno casino ogni giorno. Ogni santo giorno e contemporaneamente qualcuno dell'equipe corre a sanare lo strappo.
Ma se e' partito un pugno si puo' solo chiedere scusa. Il livido resta.
I ragazzi sono richiamati. Ma non si vede, e ci si rende conto che non e' possibile mostrare quello che c'e' dietro, perche' si fa questo lavoro.
Loro sono ragazzi abbandonati a loro stessi a 13 anni magari, che fumavano due pacchetti di sigarette al giorno e scippavano altri ragazzi. Rifiutati da tutti. Dai familiari prima. Dalle scuole poi. Magari perche' non riuscivano a stare seduti. Dagli amici, dalla societa'. Ragazzi che si sentivano vuoti a perdere. Ragazze buone solo per una cosa.
E invece si da' loro una seconda possibilita'? Gliela si da' perche' non e' colpa loro. Loro non hanno scelto di passare quell'inferno. Perche' non e' vero che sono stupidi. Perche' non e' vero che sono cattivi. La verita' e' che sono cresciuti in un sistema in cui il dolore li ha martoriati, li ha fatti arrabbiare e si sono fortificati per difendersi. E oggi hanno solo bisogno di aiuto. Un aiuto specifico. Ma non e' facile, perche' farsi aiutare e' molto difficile.
E allora ci si accorge che non sono stupidi, ma semplicemente che non sono stati mai seguiti. Che spesso non hanno avuto un letto pulito e nessuno che insegnasse loro i modi giusti per relazionarsi. Magari qualcuno che li abbracciasse prima della buonanotte. Che li abbracciasse mentre piangono. Cosi', di sorpresa, anziche' urlargli addosso.
Perche' tutto quello che hanno subito non si puo' dire.
E allora si cerca di evitare che i danni di oggi diventino disastri domani.
E si cerca di non farli fumare. Di farli parlare in un certo modo. Di insegnargli a comportarsi diversamente. E interventi di ogni tipo, psicoterapia ecc.
Il risultato che si vede fuori e' frutto di mesi di lavoro. Non arriviamo ancora alla sufficienza spesso, ma siamo partiti da sottozero e il percorso e' stato periglioso. Faticoso per noi e per i ragazzi.
Sappiamo che a volte non e' abbastanza. Ci scusiamo se non possiamo di piu'.
Ma perche' mollare? Perche' mandarli via? Perche' rifiutarli ancora?
I risultati ci sono. I ragazzi migliorano.
Ma non ancora abbastanza.
Hanno bisogno di normalita'. Della scuola. Anche se e' un rischio. Anche se fanno danni.
E noi?
Noi ci scusiamo sempre con gli insegnanti e i genitori dei compagni. Ci scusiamo come se fossero nostri figli, e ci dispiace di non poter far di piu'. Ci dispiace per quello che fanno e giuro che ogni giorno lavoriamo affinche' questo non accada piu' perche' vorremmo che fossero visti come ragazzi normali.
Vorremmo che tutto si aggiustasse.
Vorrei poter mettere una lastra di vetro in una parete e far vedere tutto quello che accade ogni giorno in comunita'. Ogni millesimo di intervento studiato e applicato.
Vorrei che gli altri genitori sapessero, cosi' come i professori e la societa', che questo lavoro previene i rischi futuri.
Sana i danni passati.
Ma fino a un certo punto perche' non siamo onnipotenti.
Non possiamo fermare ogni pugno.
Ogni mano.
Ogni parola.
Ma giuro che ogni giorno e' un successo.
Riuscire a mandare a scuola un ragazzo che non credeva piu' in se stesso, anzi che non ci aveva mai creduto, e sentirsi dire: "Oggi ho preso il primo 7 della mia vita!" e' qualcosa che ripaga tutto.
Potrei citare il Papa o Gesu', magari Don Milani.
Paragoni scomodi. Gente che ha fatto tanto e quindi meglio non accostarcisi.
Allora cito i miei ragazzi.
E comincio da uno di cui ho perso le tracce. Che la sera si addormentava sereno e tutte le mattine si svegliava arrabbiato perche' sognava la madre che lo aveva abbandonato. E il suo dolore ancora lo sento. Fa eco dentro di me e in comunita'. E ammetto che ogni mattina tremo quando apro il giornale perche' ho paura di trovarci notizie della sua rabbia.
Un altro mi ha raccontato che un giorno era a scuola, il giorno della festa del papa' e aveva dovuto scriverla al nonno, la letterina, non avendo mai conosciuto il genitore.
Nel mentre un suo compagno dice con l'incoscienza e l'innocenza dell'eta': "I bambini che non hanno il papa' sono scemi".
Lui gli ha sbattuto la faccia contro il muro facendogli uscire il sangue dal naso.
Aveva 7 anni.
Quel bambino, sicuramente in maniera incolpevole aveva subito un danno. Ma ora non prova piu' dolore al naso.
Il ragazzo che me lo ha raccontato, invece, piangeva. Dieci anni dopo, come allora.
E potrei raccontare ancora le fughe, gli abbandoni. I dolori piu' forti mai sentiti. Di ragazzi piccoli e grandi, con un passato ingombrante e spalle troppo piccole.
E invece vorrei citare IL PICCOLO PRINCIPE, ma solo la dedica.
Dove l'autore dice che tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi se ne ricordano. E chiedo, se ve lo ricordate come era essere bambini?
Se mai vi voltate a guardare il vostro passato prima di andare a dormire la sera?
Se fosse capitato a voi quando eravate bambini, come avreste reagito?
Come avreste gestito quel dolore?
Cosa ne avreste fatto di quella rabbia?
Avreste voluto essere accolti o giudicati e scacciati?
Non esistono bambini o ragazzi cattivi.
La rabbia nasce dal dolore.
Il dolore ha una causa.
Noi lavoriamo li' nel cuore vivo del problema, dentro al dolore.
Scusateci ancora, ma inevitabilmente siamo portatori sani di problemi.
Enrico Delli Compagni