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Comunita' educativE, funzioni e tempi
Di Maria Sellitti  (LeggiOggi )
 
 La Comunita' Educativa per Minori e' una struttura educativa residenziale a carattere comunitario, che si caratterizza per la convivenza di un gruppo di minori con una equipe di operatori che svolgono la funzione educativa come attivita' di lavoro.
Gli adulti sono preferibilmente uomini e donne che vivono insieme ai minori nella struttura di accoglienza, secondo turni di lavoro che diano continuita' alla loro presenza in Comunita', cosicche' la struttura sia caratterizzata da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia .
Fine della Comunita' Educativa e' integrare o sostituire le funzioni familiari temporaneamente compromesse, accogliendo il minore in un contesto educativo adeguato, contenendo i tempi dell'accoglienza ad un massimo di 24 (ventiquattro) mesi ed altresi' favorendo la definizione di un progetto piu' stabile per il minore: ritorno in famiglia, affidamento familiare, adozione.
Nella realta' accade frequentemente che la permanenza comunitaria del minore si protragga anche per diversi/numerosi anni, cosi' che una bambina/un bambino all'interno della Struttura divengano prima pre-adolescenti, poi adolescenti, sino a giungere in prossimita' della maggiore eta', in assenza di una prospettiva di vita alternativa a quella comunitaria.
Per quali motivi cio' si verifica?
Risposta immediata e dolorosa e' quella relativa al livello di compromissione del sistema familiare, all'atto dell'allontanamento dallo stesso del minore. A causa di un problema culturale e talora di formazione degli operatori dei Servizi negli anni passati, attualmente anche per la crisi economica che fortemente limita le risorse utilizzabili, i provvedimenti di  " messa in protezione " dei minori erano e sono spesso emessi solo a " situazione gia' esplosa ", tracollo relazionale familiare gia' definito, compromissione del sistema familiare gia' gravissima, spesso estrema e molte volte irrecuperabile.
Gioco-forza e' dunque quello della permanenza del minore in una struttura comunitaria per anni, nella lucida consapevolezza, da parte del Tribunale per i Minorenni, dei Servizi sociali, dei Servizi consultoriali, della impossibilita' per la ragazza/il ragazzo di un rientro a casa. Sino alla maggiore eta', nella quale " magicamente " il soggetto minore diventerebbe soggetto maggiore compiutamente in grado di badare a se stesso. In realta' un'amplissima letteratura scientifica sociale e socio-sanitaria rimarca " la fragilita' permanente " dell'ex-minore a rischio, rappresentabile, dolorosamente ma ineluttabilmente, con l'immagine del " tavolo a tre gambe ", che puo' reggersi perfettamente e felicemente in equilibrio per tutta la vita ma puo' anche, molto piu' facilmente che non gli altri " tavoli ",  " traballare " alla prima difficolta' e talora cadere, andando in pezzi.
Perche', allora, essendo sovente la famiglia non piu' recuperabile, non si perseguono, o comunque non si perseguono con la necessaria celerita' ed efficacia, i percorsi dell'affidamento etero-familiare e dell'adozione ?
Anche in questo caso la risposta e', dolorosamente, immediata. L'affido etero-familiare, stabilito da un'ampia legislazione (L. n. 183/84, L. n. 149/01, L.R. Marche n. 865/13, L. n. 173/15, etc.), e' per i minori in situazione di grave disagio strumento aiutativo preziosissimo ma contestualmente di difficile applicazione, necessitando di una complessa serie di interventi ed azioni (sensibilizzazione del territorio; promozione dello strumento; reperimento delle famiglie disponibili; formazione delle stesse; costituzione di una banca-dati; studio delle caratteristiche ed esigenze del minore ai fini del migliore abbinamento con una famiglia affidataria; avvio dell'affido con un preciso programma di sostegno e monitoraggio e con la disponibilita'/capacita' di un pronto intervento in caso di crisi; etc.). Purtroppo, con le risorse umane ed organizzative attualmente in possesso dei Servizi socio-sanitari, la realizzazione sistematica e puntuale della suddetta serie di interventi ed azioni risulta molto difficile, talora utopistica ..  E cosi' i minori in tanti casi rimangono fermi in Comunita' per anni, ed e' loro preclusa la possibilita'/opportunita'/speranza della costruzione di un futuro diverso e migliore, attraverso l'aiuto ed il supporto di una famiglia valida, in grado di accogliere adeguatamente, guidare nelle scelte, sostenere nelle difficolta', quale base sicura e rassicurante, rispetto al completamento del percorso di sviluppo ed al delicato momento di ingresso nella vita adulta.
E l'adozione?
Anche l'adozione risulta, paradossalmente, un obiettivo ambito ma difficile da realizzare. Non e' semplice, infatti, per un Tribunale dei Minorenni giungere ad un Provvedimento di adottabilita', che deve necessariamente essere preceduto/accompagnato da un Decreto di decadenza della potesta' genitoriale. Anche nelle situazioni di lampante/gravissima inadeguatezza genitoriale occorrono tempi lunghi per il definitivo accertamento della cosiddetta " incapacita' genitoriale " , tempi lunghi occupati da valutazioni realizzate dai Servizi socio-sanitari territoriali, perizie tecniche specialistiche, ricorsi legali e spesso nuove valutazioni e perizie tecniche. E nel frattempo la bambina/il bambino crescono, e diventano " tanto grandi " da non poter piu' essere adottati, essendo noto come la disponibilita' all1adozione da parte delle coppie giudicate idonee sia, nella stragrande maggioranza dei casi, per i " piccoli ".